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Scalvini: “Un nuovo inizio, mi veniva voglia di spaccare tutto”
Il giovane difensore Giorgio Scalvini, che è rientrato nei ranghi della rosa a disposizione di Juric dopo i lunghi infortuni che l’hanno tenuto lontano dal campo praticamente per tutta la stagione 2024 2025, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, di cui noi riportiamo un breve estratto: ecco le parole del giocatore dell’Atalanta.
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Le parole di Scalvini nell’ intervista sul futuro e sull’ Atalanta
“Chiamiamolo nuovo inizio, di una seconda parte di carriera: per lavorare come prima, ma con ancor più determinazione e motivazioni”.
Scalvini su cosa ha imparato in questi mesi
“Che sono capace di non mollare mai: dopo il secondo infortunio sarebbe stato facile lasciarsi andare, invece mi sono scoperto molto resiliente. E poi non essere concentrato solo sulla partita da giocare ti aiuta ad aprire le mente; a notare cose, particolari tecnici o tattici, su cui non ti eri mai soffermato”.
Scalvini sul giorno peggiore del periodo da infortunato
“Classifica difficile: come scegliere se sia peggio rompersi un crociato o una spalla. Certo, altri quattro mesi di riabilitazione dopo averne già fatti sei… Ricordo una notte, forse la prima dopo l’intervento alla spalla, tremenda: il dolore, la scomodità del tutore, il fastidio della ferita. Non riuscivo a dormire, mi veniva voglia di spaccare tutto”.
Scalvini sull’essere impermeabile
“Sarei stato impermeabile se non mi fosse successo nulla… No, dai: un po’ ti senti più fragile. Ma ho avuto vicini famiglia, fidanzata, amici, tifosi e tutti all’Atalanta. Mi hanno aiutato a non avere pensieri negativi e a pensare solo al recupero”.
Scalvini sul rientro in campo
“Quest’estate ho sentito proprio il bisogno di allenarmi tanto e ora ogni giorno sto meglio: il ginocchio era già ok, ho avuto solo bisogno di un po’ di tempo per ‘sbloccare’ psicologicamente la spalla”.
Scalvini sulla voglia di giocare
“È lo staff medico a tracciarmi la strada giusta. E due infortuni gravi mi hanno aiutato a conoscere meglio il mio corpo”.
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